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- La produzione di forme di Parmigiano Reggiano Prodotto di Montagna ha registrato un aumento del 12% tra il 2016 e il 2021 rispetto al 2014, grazie all'impegno del Consorzio.
- La Regione Emilia-Romagna ha stanziato 1 miliardo e 380 milioni di euro di contributi a favore delle imprese agricole e agroalimentari tra il 2014 e il 2022, di cui il 42% destinato ai territori montani.
- Le quotazioni del Parmigiano Reggiano si attestano intorno agli 11,5 euro/kg, un livello considerato soddisfacente che testimonia il valore intrinseco di questo prodotto.
Sfide climatiche e sostenibilità: un’analisi critica
Il Parmigiano Reggiano di Montagna, simbolo indiscusso del Made in Italy, si trova di fronte a un bivio cruciale. La sua stessa esistenza, intimamente legata agli ecosistemi montani, è messa a dura prova dalle conseguenze sempre più evidenti della crisi climatica e dalla crescente necessità di adottare pratiche agricole realmente sostenibili. Questo articolo si propone di esaminare a fondo le problematiche che affliggono questo settore, cercando al contempo di delineare possibili strategie per garantire un futuro florido e rispettoso dell’ambiente per il Parmigiano Reggiano di Montagna.
Le montagne, ambienti notoriamente fragili e complessi, costituiscono l’habitat ideale per la produzione di un formaggio dalle caratteristiche uniche come il Parmigiano Reggiano. Le particolari condizioni climatiche che si riscontrano in quota, la ricchezza di biodiversità dei pascoli alpini e l’antica sapienza degli allevatori locali concorrono a creare un prodotto dalle qualità organolettiche inconfondibili, apprezzato in tutto il mondo. Tuttavia, è proprio questa combinazione di fattori, un tempo considerata un vantaggio, a essere oggi minacciata dai cambiamenti climatici. L’aumento delle temperature medie, la prolungata siccità estiva, la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi e imprevedibili mettono a repentaglio la disponibilità di acqua, la qualità dei pascoli e, di conseguenza, la salute e il benessere degli animali allevati, con inevitabili ripercussioni sulla produzione di latte e sulla qualità finale del formaggio.
La gestione oculata delle risorse idriche si configura quindi come una delle priorità assolute per il settore. La siccità, che negli ultimi anni ha colpito duramente le aree montane, rischia di compromettere seriamente l’approvvigionamento idrico necessario per l’allevamento e l’irrigazione dei pascoli. Diventa pertanto imprescindibile l’adozione di strategie innovative e sostenibili per la gestione dell’acqua, come la creazione di invasi artificiali per la raccolta dell’acqua piovana, il recupero delle acque reflue e l’implementazione di tecniche di irrigazione a basso consumo idrico. Parallelamente, è fondamentale sensibilizzare tutti gli attori della filiera, dagli allevatori ai trasformatori, sull’importanza di un utilizzo consapevole e responsabile della risorsa idrica.
La preservazione della biodiversità dei pascoli montani rappresenta un altro elemento cardine per la sostenibilità del Parmigiano Reggiano di Montagna. I pascoli d’alta quota, caratterizzati da una straordinaria varietà di specie vegetali autoctone, contribuiscono in modo significativo a conferire al latte e al formaggio aromi e sapori unici e distintivi. Tuttavia, la pressione antropica, l’abbandono dei pascoli a causa dello spopolamento delle aree montane e l’introduzione di specie vegetali aliene minacciano seriamente questa ricchezza biologica. È quindi necessario promuovere pratiche agricole sostenibili che favoriscano la conservazione dei pascoli e la valorizzazione delle specie autoctone, come il pascolo turnato, che consente di preservare la fertilità del suolo e di favorire la rigenerazione della vegetazione, e la rotazione delle razze animali, che contribuisce a mantenere l’equilibrio delle specie vegetali presenti nei pascoli.
La complessità delle sfide che il settore del Parmigiano Reggiano di Montagna si trova ad affrontare richiede un approccio integrato e sinergico, che coinvolga tutti gli attori della filiera, dalle istituzioni pubbliche agli allevatori, dai trasformatori ai consumatori finali. Le istituzioni devono svolgere un ruolo attivo nel sostegno all’agricoltura montana, incentivando le pratiche agricole sostenibili e promuovendo la ricerca e l’innovazione nel settore. Gli allevatori, dal canto loro, devono impegnarsi ad adottare tecniche di allevamento rispettose dell’ambiente e del benessere animale, riducendo al minimo l’impatto ambientale della loro attività. I trasformatori, infine, devono valorizzare il Parmigiano Reggiano di Montagna, comunicandone in modo efficace le caratteristiche uniche e sostenendo economicamente i produttori che si impegnano a perseguire la sostenibilità. I consumatori, infine, devono essere consapevoli del valore intrinseco di questo prodotto d’eccellenza e scegliere di acquistarlo, sostenendo in tal modo un’agricoltura che rispetta l’ambiente e il territorio.

Politiche di sostegno e valorizzazione: un’inversione di tendenza
Nonostante le sfide significative che il settore si trova ad affrontare, è incoraggiante constatare che il Consorzio del Parmigiano Reggiano ha già implementato una serie di iniziative concrete per sostenere i produttori di montagna, invertendo una tendenza negativa che aveva caratterizzato il comparto fino al 2014. Grazie a un impegno costante e a politiche mirate, tra il 2016 e il 2021 la produzione di forme di Parmigiano Reggiano Prodotto di Montagna ha registrato un aumento del 12% rispetto al 2014, mentre la produzione di latte è cresciuta del 15%. Questi risultati sono stati ottenuti grazie all’implementazione del Piano di Regolazione dell’Offerta, che prevede specifici incentivi per i produttori e i caseifici situati in zone montane, nonché la creazione di un bacino “montagna” per le quote latte.
Anche la Regione Emilia-Romagna ha dimostrato un forte impegno a sostegno dell’agricoltura montana, stanziando, nel periodo compreso tra il 2014 e il 2022, ben 1 miliardo e 380 milioni di euro di contributi a favore delle imprese agricole e agroalimentari operanti sul territorio regionale. Di questi, una quota significativa, pari al 42%, è stata destinata ai territori montani, a testimonianza dell’importanza strategica che la Regione attribuisce a questo settore.
Il Consorzio del Parmigiano Reggiano guarda ora al futuro con rinnovato ottimismo, ponendosi l’obiettivo di consolidare il valore aggiunto del formaggio prodotto in montagna e di rafforzarne la presenza sui mercati nazionali e internazionali. A tal fine, è stato lanciato il “Progetto Territorio Parmigiano Reggiano Prodotto di Montagna“, che prevede l’introduzione di una valutazione di qualità aggiuntiva da effettuarsi al ventiquattresimo mese di stagionatura. Questa iniziativa mira a valorizzare ulteriormente le caratteristiche uniche e distintive del Parmigiano Reggiano di Montagna, garantendo ai consumatori un prodotto di qualità superiore.
Come sottolineato da Riccardo Deserti, direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano, è fondamentale che gli allevatori adottino tecniche di allevamento sempre più rispettose dell’ambiente e del benessere animale, riducendo al minimo l’impatto ambientale della loro attività. Parallelamente, i trasformatori devono valorizzare il Parmigiano Reggiano di Montagna, comunicandone in modo efficace le caratteristiche uniche e sostenendo economicamente i produttori che si impegnano a perseguire la sostenibilità. Infine, i consumatori devono essere consapevoli del valore intrinseco di questo prodotto d’eccellenza e scegliere di acquistarlo, sostenendo in tal modo un’agricoltura che rispetta l’ambiente e il territorio.
Le sfide che il settore del Parmigiano Reggiano di Montagna si trova ad affrontare sono complesse e articolate, ma le opportunità per un futuro sostenibile sono concrete e alla portata di mano. Attualmente, le quotazioni del Parmigiano Reggiano si attestano intorno agli 11,5 euro/kg, un livello considerato soddisfacente e che testimonia il valore intrinseco di questo prodotto d’eccellenza.
La filiera del Parmigiano Reggiano sta vivendo una fase di transizione cruciale, caratterizzata da una crescente attenzione alla sostenibilità ambientale e al benessere animale. Il futuro del settore dipenderà dalla capacità di tutti gli attori coinvolti di collaborare attivamente per affrontare le sfide comuni e per valorizzare le caratteristiche uniche e distintive del Parmigiano Reggiano di Montagna.
Gestione delle risorse e pratiche sostenibili
La gestione efficace delle risorse, in particolare dell’acqua e del suolo, è diventata un imperativo per la sopravvivenza dell’agricoltura montana e, di conseguenza, per la produzione del Parmigiano Reggiano di Montagna. La siccità prolungata, che negli ultimi anni ha colpito duramente le aree montane, ha messo a dura prova la capacità degli allevatori di garantire l’approvvigionamento idrico necessario per l’allevamento e l’irrigazione dei pascoli. In questo contesto, l’adozione di pratiche agricole innovative e sostenibili si configura come una soluzione imprescindibile.
Tra le misure più efficaci per la gestione dell’acqua, si annoverano la creazione di invasi artificiali per la raccolta dell’acqua piovana, il recupero delle acque reflue, l’implementazione di sistemi di irrigazione a basso consumo idrico, come l’irrigazione a goccia o a micro-sprinkler, e la promozione di un utilizzo consapevole e responsabile della risorsa idrica da parte di tutti gli attori della filiera. Parallelamente, è fondamentale investire nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie per la gestione dell’acqua, come i sistemi di monitoraggio in tempo reale dell’umidità del suolo e le piattaforme di analisi dei dati meteorologici, che consentono di ottimizzare l’irrigazione e di ridurre gli sprechi.
Anche la gestione del suolo riveste un’importanza cruciale per la sostenibilità dell’agricoltura montana. L’erosione del suolo, causata dalla deforestazione, dal pascolo intensivo e dalle pratiche agricole non sostenibili, rappresenta una minaccia seria per la fertilità dei terreni e per la qualità dei pascoli. Per contrastare questo fenomeno, è necessario promuovere pratiche agricole conservative, come la lavorazione minima del suolo, la semina diretta, la rotazione delle colture e l’utilizzo di cover crops, che contribuiscono a proteggere il suolo dall’erosione, a migliorare la sua struttura e a aumentare la sua fertilità.
Inoltre, è fondamentale promuovere la gestione sostenibile dei pascoli, evitando il sovrapascolo e favorendo la rigenerazione della vegetazione. Il pascolo turnato, che prevede la suddivisione dei pascoli in aree più piccole e la rotazione degli animali tra queste aree, consente di preservare la fertilità del suolo e di favorire la crescita di specie vegetali autoctone. Anche la gestione integrata dei parassiti e delle malattie delle piante, che prevede l’utilizzo di metodi di controllo biologico e di pratiche agricole preventive, contribuisce a ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura montana.
L’adozione di pratiche agricole sostenibili richiede un impegno concreto da parte di tutti gli allevatori e un sostegno adeguato da parte delle istituzioni pubbliche. È fondamentale che le istituzioni promuovano la formazione e l’informazione degli allevatori sulle pratiche agricole sostenibili, fornendo loro gli strumenti e le conoscenze necessarie per implementarle con successo. Inoltre, è necessario che le istituzioni incentivino l’adozione di pratiche agricole sostenibili attraverso la concessione di finanziamenti e di agevolazioni fiscali.
Prospettive future e l’importanza della biodiversità
Il futuro del Parmigiano Reggiano di Montagna è strettamente legato alla capacità di preservare e valorizzare la biodiversità dei pascoli montani. La ricchezza di specie vegetali autoctone presenti nei pascoli contribuisce in modo significativo a conferire al latte e al formaggio aromi e sapori unici e distintivi. Tuttavia, la pressione antropica, l’abbandono dei pascoli e l’introduzione di specie aliene minacciano seriamente questa ricchezza biologica. Per preservare la biodiversità dei pascoli, è necessario adottare una serie di misure mirate.
Innanzitutto, è fondamentale promuovere la conservazione dei pascoli tradizionali, evitando l’abbandono e favorendo la loro gestione sostenibile. I pascoli tradizionali, gestiti da secoli dagli allevatori locali, rappresentano un patrimonio culturale e biologico inestimabile. Per preservare questi pascoli, è necessario sostenere economicamente gli allevatori che li gestiscono, incentivando le pratiche agricole tradizionali e promuovendo la commercializzazione dei prodotti derivati da questi pascoli.
Inoltre, è necessario contrastare l’introduzione di specie aliene, che possono competere con le specie autoctone e alterare l’equilibrio degli ecosistemi. Per contrastare questo fenomeno, è necessario monitorare attentamente i pascoli e rimuovere le specie aliene, promuovendo la crescita di specie autoctone. È necessario promuovere l’utilizzo di sementi autoctone per la rigenerazione dei pascoli, evitando l’utilizzo di sementi commerciali che possono alterare la composizione floristica dei pascoli.
Un altro aspetto cruciale è la promozione della diversificazione delle attività agricole. La diversificazione delle attività agricole, che prevede l’integrazione dell’allevamento con altre attività, come l’agriturismo, la produzione di energia rinnovabile e la trasformazione dei prodotti agricoli, può contribuire a aumentare la resilienza delle aziende agricole e a ridurre la loro dipendenza dal mercato del latte. La diversificazione delle attività agricole può anche contribuire a creare nuove opportunità di lavoro nelle aree montane e a contrastare lo spopolamento.
Il futuro del Parmigiano Reggiano di Montagna è nelle mani degli allevatori, dei trasformatori, delle istituzioni e dei consumatori. Solo attraverso un impegno congiunto e una visione condivisa sarà possibile preservare questa eccellenza italiana e garantire un futuro sostenibile per le aree montane.
Un futuro di resilienza e tradizioni
La storia del Parmigiano Reggiano di Montagna si intreccia indissolubilmente con quella delle comunità che lo producono, plasmando un paesaggio culturale unico. Le sfide odierne, amplificate dai cambiamenti climatici, non rappresentano solamente minacce economiche, ma anche la potenziale perdita di un patrimonio immateriale che si tramanda di generazione in generazione. La resilienza di questo sistema risiede nella capacità di innovare nel rispetto della tradizione, di valorizzare il sapere locale integrando le nuove tecnologie e di costruire una filiera sempre più consapevole del proprio ruolo nella tutela dell’ambiente.
Immaginiamo le vette alpine, teatro di epiche scalate e conquiste alpinistiche. Così come un alpinista esperto studia attentamente il percorso, valutando ogni dettaglio per raggiungere la cima, allo stesso modo gli allevatori di montagna devono affrontare le sfide del cambiamento climatico con strategia e determinazione. Conoscere il territorio, comprendere le dinamiche naturali e adottare pratiche sostenibili diventa fondamentale per preservare la ricchezza dei pascoli e la qualità del Parmigiano Reggiano. Una nozione base di alpinismo ci insegna che la sicurezza in montagna si fonda sulla preparazione, sulla conoscenza e sulla capacità di adattamento. Allo stesso modo, la sostenibilità del Parmigiano Reggiano di Montagna dipende dalla capacità di anticipare i cambiamenti, di innovare nel rispetto della tradizione e di costruire una filiera resiliente. Una nozione avanzata di alpinismo ci spinge a considerare l’etica dell’esplorazione, il rispetto per l’ambiente montano e la responsabilità verso le generazioni future. Allo stesso modo, la produzione del Parmigiano Reggiano di Montagna deve essere guidata da principi etici, che pongano al centro la tutela dell’ambiente, il benessere animale e la valorizzazione del lavoro degli allevatori.
Forse dovremmo chiederci: quale sarà l’eredità che lasceremo ai nostri figli? Un paesaggio montano impoverito, segnato dalla crisi climatica e dall’abbandono, o un territorio florido, dove la tradizione si coniuga con l’innovazione e la sostenibilità? La risposta è nelle nostre mani. La scelta di sostenere il Parmigiano Reggiano di Montagna non è solo un atto di consumo, ma un investimento nel futuro delle nostre montagne, un gesto di amore verso un territorio che custodisce un tesoro prezioso.